Rammaricandoci per la bellezza della sposa, Niccolò Re

Se c’è un tipo di comicità che davvero apprezzo, è quello che si concentra sulla specificità, sui dettagli, sul citazionismo e sulle minuzie. Per dirlo in maniera più ovvia: su quegli aspetti della vita (e del passato, essendo aspetti spesso strettamente legati alla nostalgia) che sono sotto gli occhi di tutti ma che in questa ironia vengono estremizzati, vezzeggiati, ribaltati, portati fino alle più estreme conseguenze. E, ancora, quel tipo di comicità in cui la risata è sempre mezzo più che fine, che drammatizzi invece di sdrammatizzare. Mi vengono in mente programmi televisivi come il geniale Una pezza di Lundini, pagine Facebook di shitposting come Phazyo o Pagliare hhhhpostijng, e ovviamente comici (e non solo) come Stefano Rapone e, soprattutto, Lo Sgargabonzi. È forse proprio lui il maggior esponente, e in parte il primo, di questa corrente fatta di nonsense e carte di Magic, di ricordi d’infanzia mescolati al cinismo, alla parodia, alla cultura contemporanea e a un uso strabordante della lingua italiana. Avevo già parlato, qui sul blog, del suo Jocelyn uccide ancora, edito da minimum fax, raccolta di racconti a dir poco geniale che mi aveva per certi versi ricordato l’esordio di Aldo Nove, Woobinda e altre storie senza lieto fine.

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Dopo la mia recensione io e Lo Sgargabonzi siamo rimasti in contatto, sono andata a sentirlo live un paio di volte (esperienza che continuo a consigliare di cuore), ho seguito i suoi diversi progetti. Potete quindi immaginare la mia gioia nello scoprire che una casa editrice che prima non conoscevo, Visiogeist, ha dato vita a una collana curata da lui. Visiogeist è una casa editrice di Asti decisamente interessante (che meraviglia scoprire editori indipendenti così innovativi e originali!), che si concentra sull’unione di parole, immagini e infografiche. Meme, sociologia e tutto ciò che vi è collegato. Immaginatela come una sorta di NERO Editions più ironica, visiva e pop. Fatevi un giro tra le loro pubblicazioni, vi sarà tutto più chiaro.

Premessa finita.

foto di lanazione.it

Ora. Il primo libro della collana “Lo Sgargabonzi presenta” è Rammaricandoci per la bellezza della sposa di Niccolò Re. Questa raccolta di racconti (tutti di 2/3 pagine di lunghezza) va a inserirsi benissimo nella corrente comico-satirica di cui parlavo all’inizio, sovvertendo e creando mondi paradossali pur se vicinissimi a noi. Lo Sgargabonzi ne parla come di racconti “divertenti, crudeli, morbosi e unticci”. Niente di più vero. La sua attenzione tutta rivolta al dettaglio e all’assurdo si nota fin dai primi racconti, in particolare da uno dei miei preferiti, intitolato Focaccine, che comincia così:

“Purtroppo nell’infanzia capita di prendere dalla tasca della tuta un fazzoletto di carta stropicciato, portarlo al naso per soffiare forte e accorgersi che in realtà si tratta di un tovagliolino adoperato per impugnare e mangiare una focaccina, circostanza che fa sì che alle narici arrivi un terribile odore di olio vecchio, capace di causare conati di vomito e, in rari casi, la morte.”

E i finali delle sue storie, poi, sono sempre paradossali, la sensazione dello schianto senza sapere mai dove si sta andando a parare. Si attraversano racconti su giostrai, Don Ciotti, Nilde Iotti (Neil Deoitti), eretici medievali, il Giro d’Italia, Kirikù, l’11 settembre (la “Giornata dell’aeronautica particolare”) e così via, in un caleidoscopio psichedelico, inafferrabile e senza freni che capovolge e al contempo spiega la realtà. Questi finali mi ricordano un po’ quelli dell’autore israeliano Etgar Keret: interruzioni brusche più che conclusioni, che non sai bene come dovrebbero farti sentire. Parabole senza morale.

E si procede così, in questa danza mistica e paradossale, campionario di situazioni umane e mostruose. Non so come spiegarlo, ma la similitudine di grandiosità e oscenità più vicina ai racconti di questa raccolta a cui io sia riuscita a pensare è la televendita di Alessandro Orlando del tappeto Keishon imperiale del sultano Fershid (per pochi questa, dite? Fa niente).

Un tipo di comicità che sicuramente non è per tutti – ma se è per voi, non potrete che adorare questo libro. E, suppongo, i prossimi che questa collana sgargabonziana ci saprà regalare, con somma gioia della sottoscritta.

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